I bravi genitori contro la “cattiva scuola”

Ascoltare le nostre nonne, le nostre mamme, raccontare della scuola ci porta in un mondo lontano, in una cultura completamente diversa. Un film in bianco e nero che narra del Maestro, del Professore, figura rispettata forse al pari del medico, a cui rivolgersi con riverenza.

Oggi il film è a colori: continue riforme, condizioni di precarietà degli insegnanti, lo stato di degrado degli edifici, una scuola lenta e non innovativa.  La scuola ha perso il suo ruolo istituzionale. Inesorabile è il processo di svalorizzazione dell’insegnante.

 

Scuole di serie A e scuole di serie B

La scelta della scuola non ricade più solo sulla vicinanza geografica, si incrociano diversi dati: qualità della scuola, metodo di insegnamento, quantità di compiti assegnati, potenziale composizione del gruppo classe. Normalmente queste informazioni sono reperite da esperienze di altri genitori nei gruppi social. Si creano scuole di serie A e scuole di serie B, sulla base di informazioni soggettive.

Questa scelta ricade nel compito dell’essere bravi genitori, fa sentire di aver svolto adeguatamente il proprio ruolo, di essere nel giusto. Cercare il più possibile di far crescere il bambino/ragazzo in un ambiente protetto e stimolante è la priorità del bravo genitore.

Il rischio è di incorrere in una iperprotettività: cercare di spianare la strada affinché il figlio non subisca torti e non debba provare sofferenza e frustrazione fa sì che non sviluppi le risorse necessarie per affrontare le diverse situazioni, non lo aiuta a sviluppare le abilità di problem solving e la capacità di scendere a compromessi.

 

La frustrazione porta a cecità

Il genitore ha scelto la scuola migliore, l’ha idealizzata e se qualcosa non segue gli standard previsti, si sente tradito dalla “cattiva scuola”. Si confronta con gli altri genitori e trova alleanze: nel gruppo trova conferma che il figlio è capace, intelligente, sveglio, sono i docenti a esigere troppo. Per una necessità narcisistica è più facile colpevolizzare l’istituzione e chi la rappresenta piuttosto che mettere in discussione le capacità e l’impegno del figlio.

Se il figlio deve andare a nuoto, a musica, il fine settimana stare con la famiglia non ha tempo per fare tutti i compiti assegnati. La “cattiva scuola” non tiene conto di tutti gli impegni e gli insegnanti diventano dei parafulmini dello stress familiare.

 

Gli effetti devastanti: le cose peggiori sono sempre fatte con le migliori intenzioni

E i ragazzi?

Imparano che se hanno una difficoltà possono andare dalla mamma o dal papà e loro risolveranno il problema.

Imparano che l’insegnante, la scuola, non ha alcun ruolo, e possono mancargli di rispetto.

Imparano che la loro serenità vale più di tutto il resto, e possono anzi devono passare sopra gli altri pur di star bene loro.

Imparano che se non riescono ad organizzarsi invece di provare ad impegnarsi diversamente possono rinunciare a ciò che gli sta più scomodo.

Imparano sulla loro pelle che nel mondo del lavoro i genitori non possono intervenire, che non avranno sconti, e si sentono inadeguati di fronte alle sfide che la vita gli riserva.