Bravi genitori contro la “cattiva scuola”

Bravi genitori contro la “cattiva scuola”

I bravi genitori contro la “cattiva scuola”

Ascoltare le nostre nonne, le nostre mamme, raccontare della scuola ci porta in un mondo lontano, in una cultura completamente diversa. Un film in bianco e nero che narra del Maestro, del Professore, figura rispettata forse al pari del medico, a cui rivolgersi con riverenza.

Oggi il film è a colori: continue riforme, condizioni di precarietà degli insegnanti, lo stato di degrado degli edifici, una scuola lenta e non innovativa.  La scuola ha perso il suo ruolo istituzionale. Inesorabile è il processo di svalorizzazione dell’insegnante.

 

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AUTOSTIMA NEL BAMBINO: CONSIGLI PRATICI

Autostima bambino

L’ AUTOSTIMA NEL BAMBINO si sviluppa fin dai primi giorni, e quotidianamente si aggiunge un mattoncino all’immagine che il bambino, futuro adulto, avrà di sé.  Conoscere il concetto di autostima, sapere come si sviluppa, e quali comportamenti adottare può essere d’aiuto per i GENITORI ad accompagnare i figli verso uno sano sviluppo della percezione di sé.

L’autostima deriva dai SENTIMENTI DEL BAMBINO NEI CONFRONTI DI SE STESSO, ed è basata sulla combinazione di:

  • Informazioni oggettive riguardo a se stesso
  • Valutazione soggettiva d quelle informazioni

Se il bambino ritiene che essere bravi a scuola riveste un alto valore, ed è un bambino che è sotto la media la sua AUTOSTIMA NE SOFFRIRÀ. Se attribuisce valore alle prestazioni atletiche, ed è un buon sportivo allora si sentirà appagato ed avrà una buona percezione di se stesso.

Quali sono gli ambiti in cui il bambino costruisce la propria autostima?

I bambini tendenzialmente frequentano gli stessi contesti come la scuola, la palestra, il parco e le cose a cui danno valore tendono a essere simili. Possiamo dire che un bambino possiede una buona autostima:

  • Sociale quando gli altri bambini lo trovano simpatico, lo chiamano a giocare, apprezzano le sue idee
  • Scolastica se sente di essere “bravo quanto basta” in base agli standard delle persone vicine (miglior amico, genitori, fratelli, …)
  • Familiare se sente di essere un membro accettato, amato, stimato
  • Immagine corporea se ha una buona visione del proprio corpo e si sente capace nelle performance
  • Globale dove esiste un’integrazione equilibrata delle precedenti

 

UN’AUTOSTIMA GLOBALE POSITIVA È CONNESSA AD UN FUNZIONAMENTO PERSONALE PIÙ FELICE E PIÙ EFFICACE

 

Quali sono i comportamenti derivanti da una bassa autostima?

  • Ritiro il bambino si isola, ed evita le relazioni interpersonali che inevitabilmente gli restituiscono un’immagine negativa di sé
  • Lotta atteggiamento artificioso in cui disperatamente cerca di essere all’altezza

 

Entrambe queste soluzioni alla lunga portano ad un peggioramento dell’autostima. Nel primo caso il bambino non impara strategie per migliorarsi nei diversi ambiti, piuttosto impara ad arrendersi di fronte alle difficoltà, a nascondersi e a cercare di fare il minimo indispensabile richiesto dall’ambiente circostante. Nella lotta, senza adottare strategie di miglioramento efficaci, il bambino sarà sottoposto a continue delusioni, sensazioni di fallimento, che andranno a rinforzare maggiormente la percezione di un sé difettoso, incapace.

 

AUTOSTIMA NEL BAMBINO: CONSIGLI PRATICI

LA PROFEZIA CHE SI AUTOAVVERA

Le persone sviluppano un’idea del sé in base a come sono trattati o visti dagli altri. Così un bambino a cui si dice che è cattivo o di cui ci si accorge solo quando ci si comporta male finirà per vedersi come un bambino cattivo. I bambini, se hanno questa idea di sé inizieranno a comportarsi sempre con maggior frequenza in coerenza al proprio concetto del sé provocando negli altri dei feedback che vanno ad avvalorare ulteriormente questa immagine.

 

  1. COMPITO DEL GENITORE È SAPER PROPORRE COMPORTAMENTI ALTERNATIVI ADEGUATI: UN BAMBINO CHE RIESCE A RENDERE IL PROPRIO COMPORTAMENTO SOCIALMENTE ACCETTABILE E APPROPRIATO RICEVERÀ MAGGIORE APPROVAZIONE E AUMENTARÀ LA PROPRIA AUTOSTIMA

 

GENITORI PERMISSIVI

Genitori che anche di fronte al trasgredire delle regole non si impongono, che lasciano i bambini comportarsi in modi non adeguati, INCAPACI DI DIRE NO perché non in grado di gestire le reazioni del proprio figlio. Questo atteggiamento non permette al bambino di sviluppare un autocontrollo del proprio comportamento. Imparare a dirigere il proprio comportamento è invece una parte fondamentale dello sviluppo del bambino.

 

  1. COMPITO DEL GENITORE È DUNQUE IMPARTIRE UN’EDUCAZIONE AUTOREVOLE, CON LIMITI CHIARI, COERENTI E APPROPRIATI ALL’ETÀ: UN BAMBINO CAPACE DI GOVERNARE LE PROPRIE ATTIVITÀ E LE PROPRIE ESPRESSIONI EMOZIONALI PUÒ SENTIRSI PIU COMPETENTE

 

GENITORI TROPPO PRESENTI

Ognuno di noi si trova continuamente a risolvere dei problemi, dai più banali a quelli di maggiore complessità. Anche i bambini si trovano tutti i giorni di fronte a problemi. Tuttavia sempre più spesso si assiste, per un eccesso di protezione, a genitori che si sostituiscono ai figli nel risolvere i problemi, siano essi compiti scolastici o problemi relazionali con i coetanei. Questo atteggiamento ha un duplice messaggio: TI AIUTO PERCHÉ TI VOGLIO BENE, TI AIUTO PERCHÉ DA SOLO NON SEI IN GRADO. Questo secondo messaggio svalorizza il bambino e il suo senso di efficacia.

Acquisire un METODO per risolvere i problemi ha i suoi vantaggi:

– i bambini che hanno imparato l’uso sistematico di strategie per risolvere problemi TENDONO A FRONTEGGIARE MEGLIO LO STRESS E LE FRUSTRAZIONI

– in adolescenza la probabilità di incorrere in COMPORTAMENTI ANTISOCIALI O DEVIANTI si riduce

– MIGLIORA L’AUTOSTIMA

 

  1. COMPITO DEL GENITORE È ACCOMPAGNARE IL BAMBINO ALLA SCOPERTA DI SOLUZIONI, INSEGNARE AI BAMBINI LE STRATEGIE PER RISOLVERE I PROBLEMI, SENZA SOSTITUIRSI A LORO: UN BAMBINO IN GRADO DI RISOLVERE DA SOLO LE DIVERSE SFIDE QUOTIDIANE TENDE A FRONTEGGIARE MEGLIO LO STRESS E LE FRUSTRAZIONI, MIGLIORA LA PROPRIA AUTOSTIMA E RIDUCE LA PROBABILITÀ DI INCORRERE IN COMPORTAMENTI ANTISOCIALI E DEVIANTI

 

 

La stima di sé è il contenuto più profondo della vita umana – Sándor Márai

 

 

Arriva l’estate ed aumenta il rischio solitudine dei ragazzi. Le 5 S di telefono azzurro

Arriva l’estate ed aumenta il rischio solitudine dei ragazzi. Le 5 S di telefono azzurro

L’estate è il periodo a lungo sognato da bambini ed adolescenti per tutto l’anno scolastico ma per molti è l’inizio di un lungo periodo nel quale vengono abbandonati a loro stessi a causa di genitori al lavoro e nonni sempre più indaffarati.

La mancanza di un’attività programmata e in luoghi “protetti” genera, soprattutto negli adolescenti, un comportamento di chiusura in se stessi e molti si nascondono dietro PC o smartphone nei quali credono di trovare un buon rifugio. Questo mondo parallelo invece, nasconde molte insidie come si può leggere ormai quotidianamente nei fatti di cronaca. Per questo va mantenuto un livello d’allarme sempre maggiore ed anche molti enti preposti, vedi Telefono Azzurro, hanno attivato sistemi di comunicazione sempre più vicini ai giovani anche attraverso i social network per evitare la solitudine dei ragazzi.

Può sembrare strano un circa un quarto delle segnalazioni di emergenza che arrivano a Enti o forze dell’ordine arrivano nei tre mesi estivi.

 

Quali sono le segnalazioni più diffuse?

  • abusi
  • scomparsa
  • solitudine
  • problemi sentimentali
  • problematiche sessuali

Per tutti questi motivi Telefono Azzurro ha elaborato le 5 S per arginare i pericoli dell’estate.

Spazi – vanno recuperati e valorizzati spazi di gioco, di dialogo e di lettura come alternativa a TV e internet

Socializzare – ritrovare momenti da trascorrere all’aria aperta momenti di divertimento di apprendimento

Stabilire – stabilire regole come le ore da dedicare a Tv, pc e videogiochi

Software – adottare strumenti di software di Parental Control per difendersi “tecnologicamente” da possibili insidie

Social Network – passare del tempo con loro su internet e sui social per capire da cosa sono attratti e cosa evitano, può essere l’occasione per conoscerli di più, educandoli nei comportamenti sul web avendo anche atteggiamenti critici su ciò che trovano.

Stiamo vicini ai ragazzi soprattutto in estate

 

Consiglio Antistress: Rallentare!!

Consiglio Antistress: Rallentare!!

Consiglio Antistress: Rallentare!!

Avete mai provato a dire ad un amico, collega, partner di rallentare? Se avete la  fortuna di trovare la persona di buon umore la risposta sarà: e come faccio? magari! Se di cattivo umore sarete raggelati da uno sguardo fulminante. L’uomo ha perso la sua attività istintiva, l’attenzione verso il circuito emotivo e la capacità di discernere le priorità.

Corriamo per una mera gestione delle urgenze, tutto è incalzante, tutto è urgente, non si ha il tempo di preoccuparsi dell’altro.

Ci aspettiamo sempre di più dalla vita, siamo sempre più impazienti, e paradossalmente non abbiamo il tempo di gioire per ciò che abbiamo, viviamo in una realtà logorante, in un trance urbana.

Eppure rallentare si può! Ecco alcuni consigli:

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Famiglia Felice: come farsi aiutare?

Famiglia Felice: come farsi aiutare?

Famiglia Felice: un diritto per tutti

Il centro del nostro mondo è la famiglia, perchè ci sentiamo protetti, ascoltati, amati.

Ma molte famiglie non riescono a trovare un equilibrio, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per scambi di opinioni troppo divergenti o per paura del confronto e questo crea fortissimo disagio che si ripercuote anche all’esterno nella vita di tutti i giorni.

Purtroppo affrontare determinate problematiche e farsi aiutare viene quasi considerato un tabù, perchè ci si espone a nudo verso altri, riconoscendo così le nostre difficoltà.

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Il pre parto, una paziente racconta la sua esperienza

Il pre parto, una paziente racconta la sua esperienza

Abbiamo il piacere di riportarvi l’esperienza diretta di una partecipante al nostro corso preparto

Sono Ilaria, mamma di Nicolò un magnifico torello nato da parto naturale una sera di primavera.
Dal primo giorno che ho saputo di essere incinta mi sono dedicata allo studio della gravidanza e del parto.

Ero un po’ spaventata dai racconti di tutte,

di come le prime gravidanze sono più delicate, di quanti cesari si fanno in questo periodo, delle mille complicazioni del parto, etc.

Un giorno  mia nonna mi racconta che ai suoi tempi obbligavano le puerpere a stare a letto, allungando di molto i tempi del parto e rafforzando il dolore, ma lei aveva letto in una rivista storica che le partorienti indigene di non so che regione né di che epoca (questo non se lo ricordava), si isolavano in un posto tranquillo, scavavano una piccola fossa sopra la quale si inginocchiavano per dare alla luce, cosi al suo secondo parto lei fece lo stesso (senza fossa ovviamente): si nascose dalle suore, che allora erano le infermiere per eccellenza, si inginocchiò per tutto il travaglio finché non sentì la testa del bimbo pronta per uscire.

Solo a quel punto chiamò le infermiere.

Quando mi raccontò questo, mi disse seriamente “guai a te se rimani ferma a letto quando sarà il momento! Muoviti, stai in piedi o in ginocchio, il bambino deve andare in giù non in su!” Ormai la teoria del “camminare” è accettata, ma non avevo pensato alla gravità come alleata del parto e mi sono resa conto che alla fine siamo animali, e come tali la Natura ci ha disposto di tutti i mezzi per arrangiarci nel migliore dei modi.

Il nostro istinto è quello di sopravvivere non di perire. Ma allora perché tutti questi casi di complicazioni, perché queste eccessive ospedalizzazioni?
Capii che la risposta era la stessa la quale per cui mi stavo informando cosi tanto: la paura.

Le donne arrivano al parto sapendo che sarà un dolore insopportabile, che probabilmente ci saranno problemi per loro e/o per il bimbo, che sarà l’esperienza più traumatica della loro vita.

Cosi quando arriva il momento, sono paralizzate dal terrore, rigide e avversarie; invece di assecondare il lavoro del corpo e aiutarlo nella sua naturale funzione, lo contrastano e ostacolano, dando origine a difficoltà, imprevisti ed eccessivo dolore.
Nelle mie ricerche ho scoperto che non ero la sola ad aver intuito questo meccanismo di sofferenza, anzi molte altre donne, più avanti di me hanno scoperto, o riscoperto, metodi naturali di preparazione al parto naturale.

Ed è qui che ho conosciuto la dr.ssa Carlotta Di Giusto.

Un medico di mia conoscenza con la quale mi stavo confrontando sul tema, mi consigliò di parlarne con lei. Quando la contattai ero in quasi in 36 settimane..ero quasi alla fine, inoltre abitando all’estero era abbastanza difficile sincronizzarsi, ma la dr.ssa è stata davvero disponibilissima: si è offerta di seguirmi tramite skype e di accompagnarmi nelle ultime settimane educandomi alla gestione controllata del dolore.

Entrambe sapevamo che il tempo era poco e la distanza un ostacolo (a volte l mancanza di rete e i tagli di connessione non era certo di aiuto), e molto dipendeva da me, dalla mia costanza e impegno, ma ci provammo comunque.
Ho cominciato ad avere delle doglie strane alle 4 della mattina del lunedì, leggermente dolorose, ma non molto, tipo dei leggeri crampi, ma non ci ho dato troppa importanza dato che era una settimana che iniziavo ad avere dolori e dopo qualche ora smettevano; solo che queste erano leggermente diverse.

All’inizio era una ogni ora circa, poi a metà mattinata ho perso una goccia di sangue, e lì ho capito; le doglie pian piano si facevano più frequenti.

Ho cominciato a mettere in pratica le tecniche che la dr.ssa Di Giusto mi aveva insegnato: ogni volta che sentivo che stava per arrivare una contrazione deviavo l’attenzione su un altro punto del corpo, nel mio caso stringevo il pugno, e associavo a questo una respirazione controllata, lunga e profonda per ossigenare il corpo e non ostacolare il “lavoro” della contrazione.

Man mano che le contrazioni si facevano più forti cambiavo tipo di respirazione, secondo le disposizioni della dottoressa.

Tra una contrazione e l’altra invece cercavo di rilassarmi e rilassare tutti i muscoli il più possibile, di modo che il mio corpo fosse sempre (abbastanza) risposato per affrontare al meglio la contrazione successiva.

Sono riuscita a controllarmi così fino alle 18. A quell’ora le contrazioni erano ogni 4 minuti già da un’ora e mezza. Sono andata in ospedale a piedi (circa 1km) e sono entrata alle 19 che ero dilatata quasi 4cm.

A quel punto le doglie hanno cominciato ad essere veramente forti e faticavo a controllarmi, avrei avuto bisogno di piu tempo per prepararmi e a volte mi sono fatta sopraffare dal dolore, ma  stato tutto abbastanza veloce. Alle 23 ero completamente dilatata e sono andata in sala parto.

All’una di notte del martedì è nato Nicolò.

Il mio è stato un parto totalmente naturale, di 6 ore e per essere un primo parto devo dire che è stato abbastanza veloce.
Le ostetriche che mi hanno aiutata si sono complimentate per il modo in cui ho affrontato il parto, e per aver aspettato ad arrivare in ospedale con una dilatazione più che giusta. Per questo devo ringraziare la dr.ssa Di Giusto.

Non avrei potuto farlo senza la tecnica di controllo e la verità è che la sto consigliando a tutte le conoscenti in gravidanza. Per il prossimo parto mi preparerò con tempo di modo da poter godere ancora di più di quello che è un momento unico e irrepetibile di unione profonda tra madre e figlio.

 

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